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Sul podio siamo tutti uguali

Massimiliano Castellani, su Avvenire dell’8 marzo 2018, intervista la giovanissima, quanto promettente, Direttrice d’Orchestra NIL VENDITI. Lei, tra pochi giorni, sarà protagonista a Saluzzo. L’articolo è stato anche occasione per citare il concerto saluzzese del 19 marzo che la vedrà protagonista, insieme alle prime parti della Filarmonica TRT e ai giovani studenti del percorso Obietivo Orchestra, al teatro Magda Olivero.

 

Nil Venditti, perugina di madre turca, ha 23 anni: a 10 era già nella JuniOrchestra di Santa Cecilia a Roma, a 18 diplomata in violoncello al Conservatorio Morlacchi di Perugia e poi ancora una laurea specialistica in direzione d’orchestra al Conservatorio Casella dell’Aquila. Appena 20enne, ha diretto il concerto di Natale alla
Camera dei deputati, concedendo il bis al Quirinale. Encomio del Capo dello Stato e Premio Abbado, l’8 marzo l’ha trascorso a Zurigo: «Mi sto perfezionando alla prestigiosa Zurcher Hochschuleder Kunste, seguita da Johannes Schlaefli, il miglior maestro al mondo. Questo è il miglior posto dove “poter sbagliare” per poi rendere alla
perfezione una volta fuori di qui, quando si viene chiamati a dirigere. A Zurigo, due volte a settimana abbiamo a disposizione trenta elementi con i quali provare. In Svizzera vige una legge statale che garantisce al musicista un giornaliero retribuito con un minimo sindacale di 125 franchi. In Italia è utopia».

La musica è la sua vita, un incessante rapimento, come quando da bambina, papà Bruno e mamma Nur la videro abbracciare un violoncello come fosse Federico, il fratello violinista. «Cosa avverto quando dirigo? Innanzitutto ho scoperto che in base a chi hanno davanti, i musicisti creano un suono che subisce influenze assai variabili. È come se avvertissero la differenza del gesto che caratterizza il maestro. Molte musiciste, per esempio, quando sono
incinte hanno un suono più pesante, spiegabile con il “frutto” che portano in grembo, che sposta il loro baricentro. L’orchestra è un affascinante microcosmo in cui ogni volta devi fare i conti con il genio, ma anche con la timidezza o le nevrosi di ogni singolo membro.